succede che cammini per strada la pioggia scorre veloce sopra di te come i pensieri dentro la testa le macchine fanno il loro continuo ciaf ciaf tua madre t’aspetta nel suo giorno più felice un cane malandato si ripara sotto la tettoia di un supermercato alla fermata tre ragazzi si passano l’ipod cercando la canzone che li ha fatti conoscere una signora anziana scende dalla macchina del figlio che scappa via a gran velocità il titolare di un negozio alza la serranda con aria distratta una signora con le sporte attraversa la strada cercando di non bagnarsi le scarpe nuove l’autobus strombazza il suo arrivo ad una macchina in doppia fila una ragazzina con l’ombrello più grande dei suoi piedi corre verso il portone un signore d'istinto controlla l’orologio in attesa di qualcuno un tizio s’affaccia ad una finestra ma rientra subito dopo succede che camminando distrattamente t’accorgi che dentro una pozzanghera con la forma di un albero riflessa c’è il sandalo colorato di una donna e rimani lì sotto la pioggia ad immaginare la storia di quella scarpa pensi alla stranezza dell’attimo alla particolarità dell’avvenimento e ti fai tutti i tuoi viaggi cercando di capire quale significato significativo o insulso voglia dire quel segno vistoso e corri con la fantasia e pensi che una donna correndo verso il bus ha perso la sua scarpa migliore come le occasione della sua vita pensi che qualcuno l’abbia buttata dalla finestra in un momento d’ira immagini che sia la scarpa di una drag colorata e vistosa di una puttana senza sentimenti di una segretaria addormentata di una ballerina di tango argentino di un’operaia in vacanza di una sognatrice di canzoni d’amore di una maestra senza vocazione di una giornalista di poche parole di una squattrinata affamata di fama di una reporter d’assalto di una contadina senza campi in fiore di una attrice di film senza finale di una scrittrice di libri intonsi di una vigilessa multata per eccesso di velocità mentale di una fornaia romana di pane arabo di una venditrice sporta a sporta di una mamma senza portafoglio di una onorevole senza madre di una malata di nostalgia di una nostalgica delle malattie di una giocatrice di biliardo senza buche di una postina senza più lettere da imbucare di una stenditrice di bucato fresco di giornata di una dolce cuoca diabetica di una ragazza incinta di vita di una giocoliera nel circo della vita di una dottoressa senza bisturi di una sconosciuta che vede una scarpa colorata per strada e ci scrive la sua storia.

may god bless and keep you always,
may your wishes all come true,
may you always do for others
and let others do for you.
may you build a ladder to the stars
and climb on every rung,
may you stay forever young,
forever young, forever young,
may you stay forever young.
may you grow up to be righteous,
may you grow up to be true,
may you always know the truth
and see the lights surrounding you.
may you always be courageous,
stand upright and be strong,
may you stay forever young,
forever young, forever young,
may you stay forever young.
may your hands always be busy,
may your feet always be swift,
may you have a strong foundation
when the winds of changes shift.
may your heart always be joyful,
may your song always be sung,
may you stay forever young,
forever young, forever young,
may you stay forever young
mr.bobdylan
da un mese e rotti (i rotti non miei, però) pur andando a letto alle due le tre le quattro mi sveglio la mattina con una precisione impressionante intorno alle nove che salto già come un grillo azzoppato con un mattone sullo stomaco che pesa e schiaccia e gli occhi tutti cisposi che han solo voglia di riaddormentarsi, poretti loro. mi alzo e mi sposto sul divano che c’è la tivvù che in tutta la sua noiosità m’aspetta come una bella donna in un bar. lei mi vede e s’accende da sola, ormai ha capito; è sveglia, lei. ci facciamo queste due ore di incontro solitario; ormai conosco tutti i programmi più tediosi soporiferi barbosi, le voci che fanno addormentare meglio, i canali dove c’è meno pubblicità che quella riesce a risvegliare anche i morti dal coma. ho scoperto che la mia tivvù ideale e non per questioni ideologiche è raitre. intorno alle otto e mezzo, ora locale di roma, trasmettono sempre qualche bel documentario piacevole ed allegro tipo l’olocausto, la vita e le opere del furer, i segreti di fatima dal primo all’ultimo senza neanche passare per il via, la ricorrenza dell’attentato al papa e, stamattina last but not least nella classifica delle cose lagnose, la vita di golda maier fresca di giornata come l’ovetto per fare colazione in campagna. devo dire che mi sto facendo una discreta cultura, se riesco a superare la trasmissione senza cadere in un coma profondo senza ritorno l’appuntamento successivo è quello con verbavolant cioè lo studio dell’etimologia delle parole, roba che mi riporta indietro alla mazzalupi al liceo alla mia timidezza nel parlare ai voti sempre bassi e alla voglia di rivalsa. stamattina la parola da analizzare era “scopa” e relativi significati tipo scopare in tutte le sue accezioni anche quella osè che ha risvegliato non solo gli occhi ma anche qualcosa di più triviale. cominciamo bene, ho detto tra me e me, e infatti è iniziato il programma con strabioli che intervistava la biagini; credo d’esser crollata durante l’oroscopo esattamente al segno del cancro. mi ha risvegliato rita che cantava proprio forte, troppo forte e indelicata per le mie orecchie insonnolite seppur simpatica e sobria. lei mi sveglia definitivamente tutte le mattine e come la fine di un incubo o l’inizio incomincio la giornata sperando che il giorno dopo possa almeno arrivare a superare lo scoglio delle dieci. ma la testa è testa e va per conto suo. beata lei, senza vincoli nè restrizioni. beata la mia testa.
"Scrivere poesie non è difficile. Difficile è viverle" c.b.

corro da mattina a sera corro mangio e dormo sono in coda come milioni di altre persone che corrono da mattina a sera corrono mangiano e dormono; visti dall'alto siamo come quei formicai dove piccole formichine nere piene di zampe pelose antennine dritte tutte indaffarate entrano ed escono da buchini vuoti e corrono con ogni bendiddio nelle fauci, pezzettini di mollica più grandi di loro carta foglie secche rametti fili di erbetta e ogni altra amenità e le vedi che vanno dritte per la loro strada in fila indiana e continuano la loro corsa senza sosta mentra la cicala se la dorme beata e noi stiamo là a guardarle cercando di trovare un senso alla loro marcia come dio cerca di trovare un senso alla nostra. se fossi dio stopperei tutto 'sto andare. a volte me lo immagino, lassù. lo vedo che se la ride, se la beve, commenta e ciacola e magari di qualcuno parla pure male e, pettegolo com'è, racconta alla schiera di angioletti i cazzi di tutti tanto lui è dio e se lo può permettere. e sono sicura che lui non vive di sensi di colpa come il resto del genere umano ma dà un senso alle colpe degli altri parlando di libero aribitrio che tira fuori quando non vuol prendersi, lui, nessuna colpa. è un furbo o solo un disperato, come noi che corriamo da mattina a sera senza sapere che fare che dire che chiedere che domandare a chi demandare senza sapere dove finisce la strada se nel punto che immaginiamo o da tutt’altra parte. ogni tanto mi risveglio dal torpore, vedo in tv una partita di tennis e sullo sfondo noto il cielo, si proprio quello che sta sopra la nostra testa e che guardiamo distrattamente troppo presi come siamo da un sorpasso azzardato da uno scooter imbecille da una faccia da culo o dal suo contrario che importa, quell’ammasso di aria azzurrina in cui volano i pensieri si cullano i sogni si addestrano le menti si vola con la fantasia o col jet, a volte è meglio la seconda, quel cielo lì mi appare in tutto il suo splendore in un tramonto dalle infinite colorazioni che sfido qualsiasi poeta a descriverne l’intensità qualsiasi pittore a riprodurne la varietà qualsiasi cantante a cantarne l’immensa bellezza quel cielo lì è sopra di noi ogni giorno e il più delle volte neanche lo notiamo come siamo abituati a non notare ciò che ci sta intorno. quante volte, mi chiedo, mi fermo e osservo davvero il colosseo soffermando gli occhi su particolari piccoli e insignificanti. perché però mi ritrovo un giorno a venezia a stare intere ore guardando un insulso campanile solo perché è un monumento e rientra nel programma di una noiosa visita guidata. devo essere una turista per capire la bellezza delle cose o è solo che sono assuefatta a ciò che vedo intorno a me da anni. perdo tempo, perdo tempo a scrivere queste cazzate a aiutare il prossimo perdo tempo nel far capire chi sono e come ragiono perdo tempo nell’utilizzare le parole o nello strumentalizzare un silenzio perdo tempo nel guardare internet la mattina nel leggere i giornali perdo tempo nel cercare un testo di una canzone che lascia il tempo che trova perdo il tempo nel cercare di non perderlo, il tempo, una vera un’assurdità, non trovi?
e ritorno per un attimo all’immagine di quel cielo francobollato sopra un campo di tennis in tv. e mi ricordo che siamo fatti per altro. siamo fatti per assaporare la bellezza di un tramonto per inebriarsi la testa di poesia o di una musica siamo fatti per creare proprio come dio. solo che lui ne è geloso e ci fa vivere nelle tribolazioni per sviarci dalla strada delle conoscenza e abbrutirci come le bestie. vuole rimanere l'unico creatore. egoista!
lo so. il mio difetto è l'impazienza, la fretta, l'ansia: parto in quarta in ogni cosa che faccio che vivo che voglio. vivo di corsa, col cervello in perenne mutamento e quindi sotto pressione costante. a volte non ragiono e agisco senza pensare. piccolo preambolo per spiegare in minima parte come sono fatta ma soprattutto che mi è successo ieri. mi scrive scrì. partecipa ad hi5. primo pensiero, che cazzo è hi5. secondo pensiero, clicchiamo và tanto è gratis; il terzo pensiero non ho fatto in tempo a esprimerlo: in un nano secondo da giardino, avevo inviato senza volerlo una ottantina di e mail a tutta la mia rubrica gmail inclusa gente che non vedo più, gente cui ho mandato un preventivo in passato, gente a cui avevo scritto rispondendo ad un annuncio di portaportese, gente a cui per orgoglio non avrei scritto manco sotto minaccia, gente a cui era meglio non mandare nessun invito, gente con cui ho rapporti professionali e non di amicizia e last but non least mia madre cazzo a mia madre!!! insomma un casino per un semplice click. all'improvviso mi sono sentita come l'unico spermatozoo che feconda un ovulo che non se lo caga neanche, come il preservativo che si rompe e allora son cazzi anzi son figli, come una morta nella vignetta sbagliata, come un intruso nella posta altrui insomma una mardaccia che neanche fantozzi al confronto. ovviamente con la stessa velocità del primo click sono tornata indietro di una pagina per vedere se potevo recuperare la situazione ma già vedevo che sulla posta arrivavano mail di conferma amicizia. a tutt'oggi, ora locale 13.45 del sei maggio, su hi5 ho una decina di amici: potrebbe anche andar bene se solo sapessi a che cazzo serve 'sto hi5!
volano le parole libere e liberate nel cielo azzurro della fantasia volano i pensieri le sensazioni così come le emozioni senza ostacoli barriere architettoniche o la crudeltà del tempo che scandisce il suo tic tac volano i sogni durante la notte s'accaparrano un posto nella prima fila dell'io e ti sembran veri assurdi o semplicemente sogni incubi simboli metamessaggi paradossali bizzarrie stravaganze assurdità che bella parola quella che finisce con la a accentata accennata accannata che mi fa ripensare a tutte queste storie che nascono bene e finiscono male a quante ne sento durante le mie serate da barista senza bar donne in calore o incolore donne incolpate o incollate al desiderio di una notte che nasce e muore nell'istante in cui viene consumata si consuma tutto il vestito della festa la cera nei portacandele la pazienza illimitata l'amore che non c'era i jeans all'altezza delle ginocchia i crediti delle sim si consuma la corrente che scorre dentro fili e corrugati e porta quella luce che forse dentro non possederemo mai ci sono stelle e pianeti che girano come palle dentro a un tavolo verde c'è il mare che porta la brezza la sera il cuore che illumina la notte c'è la mano di un bimbo che stringe il suo palloncino colorato c'è il sapore di una notte di maggio che "non può bastare" ci sono le note di una canzone che passa e che va come l'estate che si confonde con l'inverno come la primavera che confonde e basta c'è chi esalta le narici del profumo di una pelle amata e chi s'inebria la testa di alibi di finzioni di schemi entro cui sguazzare felice e spensierato ma i pensieri lo sanno che girando in maniera circolare non arrivano da nessuna parte ma poi da che parte arriveremo visto che non sappiamo ancora da dove veniamo ho perso la direzione la rotta il senso delle cose pur cercando sul mio navigatore della vita mi si oscura quella parte che dovrei avere chiara limpida palese ogni mondo è palese tranne che quello interiore che percorrendolo in lungo e in largo sembra di essere sempre allo stesso punto voi siete qui spiega la mappa io sono qui rispondo e avanzo inesorabile tollerante o impietosa con me stessa se stessi dall'altra parte del mondo avrei la testa sottosopra ma a ben ragione ragione e sentimento obbligo o verità bugie invenzioni per non ferirci per non ferire soffrire offrire agli altri la parte migliore e peggiore al tempo stesso sesso ossesso amplesso complesso di colpa complessi e orchestre dell'anima orchestrazioni della testa incastri della mente che mente che sente che clemente cerca la strada della felicità il civico della propria esistenza dove appoggiare le proprie membra spossate e riposare un'ora un giorno un secolo che importa se suonano alla porta oggi mi va così