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"Beyond the horizon, behind the sun
At the end of the rainbow life has only begun
In the long hours of twilight ‘neath the stardust above
Beyond the horizon it is easy to love.." bob dylan
tanto alla fin fine che tu sia incazzato o felice, stravolto dalla vita o assuefatto alla realtá, che tu sia nero o bianco, dell’acquario o dello scorpione, omosessuale o pansessuale, che tu sia un manager rampante o una lavapiatti nel pub piú scalcinato, un grafico idealista o una gran fica realista e coi piedi per terra e le mani sempre in pasta, che tu sia una pornostar o una di quelle suorine tutte casa e chiesa che si battono per i diritti umani e per un piatto caldo ai barboni, che tu sia di sinistra, di destra, anarchico o nazista, che tu sia fascista o menefreghista, che tu sia vento o acqua, che tu sia positivo o sieropositivo, negativo o zen, che tu sia fan di bob dylan o dei led zeppelin, che tu sia ateo o buddista con tre mala al collo e una mantra tatuato sul polso, che tu sia felice o infelice che ti si legge dentro, ottimista o scalognato, che tu sia geloso e possessivo o algido amante paziente, che tu sia incazzosa o pacifica come la piú serafica delle creature, che tu sia una mina vagante e di una simpatia unica o una rompipalle che mette paletti a tutto e tutti perché i paletti ce li ha conficcati nel cervello quando forse sarebbe meglio nel proprio deretano, che tu sia una scrittrice di successo o solo uno che scrive sui muri che ama la vita, che tu legga tra le righe dell’anima e tra le virgolette dell’esistenza o legga solo la gazzetta dello sport solo per sapere se un ics vale milioni, che tu sia un dannato tra i dannati o un cherubino tra gli angeli, che tu una lacrima volata al vento o una risata che schiaccerá il mondo, che tu sia un navigatore di un mare in tempesta che cerca un’isola su cui mettere culo e radici o un battitore libero che si dimena tra le pieghe del viso per non apparire corrucciato ma felice di non appartenere a nessuna casta viziosa, che tu sia un cantante di successo o un calciatore da copertina, che tu sia una starlett tutta stelle cadenti o un giornalista di cronaca nera che vive sulle disgrazie altrui, che tu sia innamorato della vita o solo infatuato della tua vita, che tu sia senza cuore o solo senza cervello che forse é meglio, che tu sia ospite dei tuoi anni o solo la comparsa dei tuoi minuti, che tu sia solo un sospiro tra le parole o l’attore principale del tuo andare, che tu sia vivo o solo apparentemente partecipe del tuo viaggio, che tu sia tutto dentro te stesso o il contrario nello stesso istante, tanto alla fin fine ti puó capitare di ritrovarti a passeggiare per le vie trafficate e girando l’angolo del tuo essere vedrai che un fazzoletto di cielo cerca spazio tra i palazzi e gli alberi e la Natura si mostra in tutta la sua bellezza e preponderanza e tu, che sei tutto questo o molto meno, ti fai piccolo piccolo alla vista di questo spettacolo cosí generoso e unico e per un attimo quello spettacolo ti squarcia l’anima e il fuoco che ne esce è forte come il magma di un vulcano sopito da anni e sei in sintonia con quello spettacolo divino e gratuito e inchinandoti ringrazi per quella gioia irripetibile e ogni giorno diversa.
ebbrava la mia uev! ieri era il 24 settembre, giorno in cui: ci siamo conosciute e mai piú lasciate, ho conosciuto nonnapapera e non ho piú lasciato neanche lei, ho stravolto la mia vita con una sofferenza che solo rileggendomi mi sputo nell'occhio destro ma non in quello sinistro che é astigmatico, paperino ha conosciuto una persona che le fa piú male che bene, marameo era etero e abitava a ostia, nessunomai28 era ancora all'orizzonte affaccendata altrove, io avevo il monster 600 e un negozio in cui lavorare, lu non era ancora elleci ma giá leggeva orlando, tua madre pensava fossi etero come tuo padre, la parola "checca" aveva effetti disastrosi, analize era a roma a casa tua mentre ani di franco era in america per fortuna, i blog erano ancora parole sconosciute, le lelle si contavano sulle punta delle dita di un millepiedi peró, il gaudemus proiettava L word numero uno, le giornate cominciavano ad accocciarsi, agnese era una bella trattoria sul lago e il mondo da allora non si é piú fermato un momento.
guardandomi alle spalle, e non per vedere se qualcuno mi accoltella, mi rendo conto che ne abbiam fatta di strada e senza neanche le scarpine chicco, che culo! abbiamo affrontato mostri enormi esterni e dentro me, distacchi, assenze, telefonate chilometriche e sms cazzeggianti, vacanze non fatte e compleanni festeggiati, illusioni e disperazione, chiacchiere e cattiverie, pioggia che ci ha bagnato come pulcini e sole che ci ha arroventato la pelle, mari sporchi e cieli limpidi, stelle che ci coprivano la notte e prati su cui palleggiare, giri in moto e granatine, risate sulle cose piú stupide (quelle che dici tu) e sulle cose piú geniali (bé quelle son mie), ci siamo fatte compagnia e mi hai spronato, ci siamo incazzate e scazzate, urlato e ignorato, ho pianto sulla tua spalla che ora soffre di reumatismi, ma in questi due anni lunghissimi e difficilissimi, di immensa felicitá e di sconforto, forse non ti ho mai chiesto:
"ma perché m. mi ha scritto questa cosa?"
ps. ricorda il diciotto, sai te lo dico prima, hai visto mai gli impegni all'aeroporto ti faccian dimenticare pure quello....
alba marina

alda merini
Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall'espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
e nessuno m'aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d'allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle
"Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre".
è che poi alla fin fine io se non faccio niente mi sento in colpa. ho sempre pensato che il giorno che non avrei piú lavorato, mi sarei spaparanzata sul divano, con il telecomando in bocca, un libro nella mano destra, una coca cola nella sinistra, la musica a palla e il computer lí a due passi, una linea telefonica che non mi escludesse dal mondo e il mio amico morfeo che invece mi chiamasse fuori. pia menzogna, che se non faccio niente non so perché devo inventarmelo, che se non faccio niente soffro di sensi di colpa e mi sembra di non essermi guadagnata la mia serata, che se non faccio niente m’abbatto e mi deprimo. e cosí vago per la casa o per roma e mi creo occasioni per non allentare la tensione, cerco le ore di punta del traffico per crearmi ansia, telefono ai nuovi proprietari del negozio per ricordargli gli impegni che devono svolgere. mi odiano, mi odio. ma che devo fare, le responsabilitá mi ricaricano e l’ansia mi dá la forza di reagire alla mia pigrizia ormai quasi quarantennale che se non la combattessi cosí mi ucciderebbe. insomma mica siamo tutti uguali, non riuscirei a ciondolarmi piangendomi addosso senza una briciola di lavoro. ma la cosa strana è che quando lavoro vorrei ciondolarmi piangendomi addosso senza uno straccio di lavoro. stanotte vagavo tra i canali tramortita. ho messo il primo e c’era quel “coso” parlante che intervistava la spaack, gran bella donna. mi sono fissata sui suoi capelli, sui capelli del “coso” parlante. li guardavo stupita con l’accento sulla i, li contemplavo, li ammiravo, li vedevo flutturare come le nuvole che ballano in mezzo al cielo, ondeggiare come un budino di cioccolato fondente su un piatto di porcellana, beccheggiare e rollare come le barche in balia di una forza piú grande, altalenare come le emozioni che -labili- ci attraversano il cuore. dio, quei capelli mi hanno tramortito, mi sono addormentata con la loro immagine nel subconscio, ho sognato che mi rincorrevano e che io correvo e loro dietro che ballavano al ritmo delle mie gambe e che volteggiavano ed eran morbidi e leggeri e si tenevano su da soli. un incubo, credo. correvo e loro anche. ho lavato la testa proprio ora. maccheneso. sono in giro per ricerche, visiono e spunto, guardo e sogno. ero in campagna l’altro giorno alle porte di roma in un parco bellissimo che vedevo i grattacieli di fidene da lontano. avevo un appuntamento ad un incrocio. mi fermo aspetto spazientita e impaziente. non so se ho capito bene tra l'altro e cosí cerco il cellulare per chiamare la persona. senza campo, che stranezza, sono fra i campi senza campo. allungo fuori la mano e vago per la campagna in cerca di campo, di un campo tecnologico. e intanto gli alberi mi trapassano da parte a parte e il verde mi acceca la mia vista miope e l’odore del fieno e dell’erba tagliata mi inebriano le narici che quasi non ce la faccio a respirare tanta aria tutta assieme. cerco il campo e vago con questa mano alzata fuori al finestrino. eccolo: a dieci chilometri dal mio appuntamento. eccolo il campo in mezzo a un campo. chiamo e parlo e torno indietro. intanto mi guardo intorno e mi beo di tanto spazio, di tanto prato, di un ragnetto che mi cammina sul vetro. il ragno porta guadagno. ne ho bisogno. proprio ora, per il mio futuro prossimo (s)venturo.

"Per cento anni e più il mondo, il nostro mondo, è stato in agonia. E non un uomo, in questi ultimi cento anni, è stato abbastanza pazzo per mettere una bomba nel buco del culo del creato e di farlo saltare in aria. Il mondo marcisce, muore a poco a poco. Ma ci vuole il Coupe de grace, ci vuole, per farlo andare in pezzi. Nessuno di noi è intatto, eppure abbiamo in noi tutti i continenti e i mari che stanno fra i continenti e gli uccelli dell'aria. Noi dobbiamo sopprimerla, l'evoluzione di questo mondo che è morto ma che ancora non è stato sepolto. Noi nuotiamo alla superficie del tempo e ogni altra cosa è annegata, sta annegando, annegherà" henry miller
stasera nell'indecisione se vedere la prima puntata di gabriel garko, che gran pezzo d'omo, il quale annuncia orgoglioso che ha dovuto studiare il siciliano (chissá in che posizione) e seguire un corso come robberdeniro in cui si studia un animale e se ne ricalcano le movenze (pare che lui si sia attaccato a un toro ma non si sa l'ascendente), in un sol colpo ho chiuso la tivvù e ho aperto il frigo che alle nove e trenta ora locale di cinecittà appariva così: due uova del paoleolitico, una riportava la scritta "fragile" e l'altra "don' touch my breil"; un etto di mortadella che aveva toccato tutte le gradazioni dei colori primari partendo dal giallo del primo giorno fino al marrone tendente al nero del sesto giorno quando per protesta è entrata in ascesi recitanto a gran voce i mantra dei monaci buddisti di barcellona (pare che si sia scaricata l'intero ciddì mentre ero fuori al lavoro, la stronza); tre zucchine ricoperte da un velo di vera muffa che inneggiavano al po'po'popopo'po' e che ancora festeggiavano dal nove luglio scorso giorno in cui l'italia ha vinto i mondiali e mia zia che porta jella ha fatto gli anni; mezzo litro di latte di soia che continuava a cantare ogni scarrafone è bello a mamma soia; tre cipolle che avevano deciso di figliare dieventando per la regola dei multipli sei e poi nove e poi dodici e poi non so che io e la matematica abbiamo opinioni diverse; un cartoccio risalente al periodo luigisedici al cui interno sapevo esserci una bella fetta di gorgonzola al mascarpone; solo che aprendo il cartoccio mi sono imbattuta in due vermi con la parrucca e il letto a baldacchino che facevano sesso e così, rossa in volto ma anche un po' eccitata, ho richiuso al volo scusandomi per averli disturbati; ho optato per due yogurth ai cereali e granchi, quelli della marcuzzi per la stitichezza. sparanzata sul divano ho riacceso la tivvù e mi sono piegata a garko; il dubbio che m'ha attanagliato tutta la notte è stato: ma m'han fatto più cagare 'sti jogurth o questo gran gnocco che ha il pathos di una nocciolina nelle mani di un macaco?

"I won't be a rock star. I will be a legend!"