alla fine dovevi essere tu nel casino più totale visto il tuo spostamento - spaesamento verso altri lidi e invece sono io nel caos completo. non riesco più a scrivere tante cose ho da fare, tanto lavoro che devo sbrigare quando tutte ma dico proprio tutte decidono di lasciarsi questo negozio alle spalle e dirigersi verso casa. amiche che si lasciano, amiche in crisi, amici che si lasciano, mamme bambine, padri distanti, ex che non vogliono mollare, cugine curiose e noiose, conoscenti che passano, sconosciuti che chiedono, chi ti tira di qua e chi di là e oggi quello spaesamento che dovresti aver tu stando altrove me lo sento io rimanendo qui. vorrei averne per tutti, vorrei avere energia per te e per te, per l'altra e l'altra, per lui e per lei, per mamma e papà, per mio fratello ma non di sangue e per quello sconosciuto sangue del mio, vorrei scrivere e ridere come facevo, alleggerirmi l'esistenza con una bagno fresco in un mare limpido quanto lo sguardo di chi ti ama, rimanere appesa in balia delle onde farmi cullare e trascinare via, trascinami via tu che a stento porti avanti la tua nuova vita; vorrei sapere quanto mi manchi, sai? vorrei avere sulla pelle quella sensazione che mi fa stare male, mi fa pensare a te ogni momento, mi fa piangere di gioia nel rivederti e di dolore nel lasciarti andar via. ma quella sensazione non ho neanche il tempo di provarla e allora che cazzo campo a fare. forse è un bene, devo arrivare a scoppiare d'impegni per azzerare questo turno e ricominciare da te. m'addormento sfinita e mi sveglio finita. l'ultimo chilometro, gli ultimi metri di questa merda di corsa allo sfinimento. ho le gambe flosce dallo sforzo, il fiatone che che non riesco a dirti che mi manchi, le braccia che sono piene nel troppo accogliere, il cuore che piange per certi accadimenti, la testa che bolle bolle bolle come quelle vecchie pentole in rame che i sughi cuociono per ore ma son buoni altrochè se buoni. sai, le gente è strana, mi ritorna questa canzone in mente e penso a loro due. alleggerire alleggerire, mollare zavorra, gettarsi pesi e chili alle spalle, salpare dal molo di sè stessi per approdare in altra isola. sola, sei da sola per la prima volta. la prima vera volta. vorrei esserti d'aiuto. vorrei un aiuto. vorrei amarti come meriti. vorrei amarmi come merito. vorrei una cazzo di pinguino de longhi che asciuga anche il canàl. il mondo non si è fermato mai un momento. e noi?
mai scritto un post in due minuti. ho le dita veloci come lepri. a stasera :)
è un periodo che non si riesce a fare un sonno tutto intero per tutta la notte. tra il caldo afoso e estenuante che la mattina sono un bagno di sudore, i rumori della casa che con le finestre aperte si acuiscono e ti senti invasa dai marines amercani, le cicale che gracchiano e le formiche che s'incazzano, i gechi che furtivi si muovono sul balcone e gli ulivi che parlottano tutta la notte fra di loro e qualche volta si mettono anche a cantare, credo di riuscire a svegliarmi almeno una decina di volte per notte. per qualche giorno l'orario preferito per non riprender sonno sono state le tre e tredici. per circa dieci giorni con una precisione che neanche gli orologi svizzeri più puntuali e meticolosi, mi son svegliata a quell'ora o per il troppo sudore o per i rumori della serranda o per qualche incubo da peperone estivo. stamattina felice come una pasqua, sono riuscita a scavallare le fatidiche tre e tredici e arrivare tutta d'un fiato alle sei e dieci. le sei e dieci sono un vero problema. se ti svegli in piena notte e sei come me cioè fai fatica a riaddormentarti subito anche se conti le pecore e i soldi che devi dare allo stato, al commercialista e a quella tua cugina lontana patita per i queen, bè in piena notte puoi anche riuscire a riaddormentarti dopo un'oretta, un'oretta e mezza. ma alle sei e dieci quando sai che da lì a poco ti devi alzare, allora lì son cazzi. provi a darti una botta in testa o a far finta di crollare esausta per imbrogliare il tuo io diligente. niente quello è vigile e attento e sta già parlottando con la sveglia degli impegni del giorno dopo. stamattina per esempio avendo finito i conti a disposizione e dopo aver scritto i soliti tre romanzi nella testa che puntalmente il giorno dopo sono nella testa di qualcun altro più produttivo, stamattina alle sei e cinquantacinque ho fatto una scoperta di quelle strabilianti: il sole cammina. e cammina anche di buona lena. avendo stravolto il mobilio della mia camera che ora ho il letto verso nord, la tivvù verso sud e la panchina verso il nonsodove, ho notato che nel muro, residuo del mio lavoro di pittura del soffitto, c'erano due macchioline blu piccine piccine. le macchie distano tra loro un paio di centimetri. bè il sole che filtra dalle tapparelle e che vedi proiettato sul muro per sguincio, bè quel raggio lì ha percorso e scavallato le due macchioline in meno di un minuto. veloce, silente, affascinante. mi sono riaddormentata con questo bel pensiero. e con altri, che però non posso dire.
ci saranno delle cose alle quali dovremo rinunciare. ci saranno delle cose che andranno meglio. qualcosa si fotterà in peggio. ci sarò io, sempre. i nostri piccoli riti e le nostre liti immense. i piccoli gesti, i pensieri, le poche azioni, il cavaliere e i suoi destrieri e le parole che solo noi sappiamo condividere. tutto questo mette paura, a volte, sconforto e adrenalina, sentimenti contrastanti il cui confine è labile quanto le pareti della mia casa. c'è chi ripete a suon di mantra "è giunta l'ora che volge al desio e ai naviganti intenerisce il core", forse per esorcizzare o forse solo per non soffrire. la cosa bella e strana è che ogni momento passato è legato a qualcosa che dovrà ancora arrivare. sono positiva, stranamente. o forse voglio solo cominciare a pensare al da farsi senza bloccarmi nell'attesa. i due vecchietti qui vicino m'han regalato le verdure dell'orto, del loro orto e penso all'improvviso che c'è gente brava, e generosa. gente che non ti conosce, gente che ti sfiora una spalla con un'occhiata ed è lì che ti dà forza con un semplice gesto, con una tenerezza chiesta altrove anni addietro. e se facessimo circolare queste cazzo di energie benefiche andrebbe tutto meglio, il mondo, la vita, il nostro habitat. e invece siamo lì a chiuderci nel nostro dolore, nel nostro giaciglio super accessoriato a pensare. l'azione, manca l'azione anche perchè ne conseguirebbe una reazione uguale o contraria che importa. così siamo nello statu quo delle cose, arranchiamo per non morire, ci incazziamo per reagire, buttiamo al vento energie che ci farebbero arrivare col pensiero oltre la luna, oltre questo buco nero che oggi è sempre più simile al buco del mio culo. tre pomodori che odorano di vita, sei zucchine che sanno di terra e di mani nude, il basilico fresco e rigoglioso e i cetrioli che l'ortolano sa bene lui. questo ci vuole, menti sottratte alla simil cultura, braccia ridate all'agricoltura. all'arte. al cesello. all'artigianato. alle mani che sanno di lavoro e di fatica. il pensiero mangerà se stesso. il capitalismo mangerà se stesso (marx dixit). e io stasera mangerò zucchine vere e pomodori freschi. lo so, questo post era per te, scellarata me. la mente ha mangiato le mie dita prendendo il sopravvento sull'io. quello che avevo da dirti te l'ho detto di persona. qui sono un personaggio. in cerca di un buon autore per le mie cazzate da sparare a salve. salve o regina, mater misericordiae.
“Forse dovremmo invece concedere alla natura umana una istintiva voglia di spostarsi, un impulso al movimento nel senso più ampio. L’atto stesso del viaggiare contribuisce a creare una sensazione di benessere fisico e mentale, mentre la monotonia della stasi prolungata o del lavoro fisso tesse nel cervello delle trame che generano prostrazione e un senso di inadeguatezza personale. In molti casi quella che gli etologi hanno designato come “aggressività” è semplicemente una risposta stizzosa alle frustrazioni derivanti dall’essere confinati in un certo ambiente. Che esista un’esigenza primaria di movimento è confermato da studi recenti sull’evoluzione umana.” bruce chatwin
Viva l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
viva l'Italia, l'Italia che non muore.
Viva l'Italia, presa a tradimento,
l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,
l'Italia domenticata e l'Italia da dimenticare,
l'Italia metà giardino e metà galera,
viva l'Italia, l'Italia tutta intera.
Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
l'Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l'Italia, l'Italia sulla luna.
Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste.

io la amo l'italia, quello che non amo sono gli italiani, quelli che da stamattina strombazzano a più non posso fregandosene di tutti e di tutto e agitando quel tricolore che sembra avere un senso solo durante i mondiali.
io la amo 'st'italia qui, questo stivale un po' sbilenco che nasconde dentro segreti e ragioni di Stato, opere d'arte e artisti senza mestiere. quello che non sopporto è quest'italietta da quattro soldi du du da da dà e dammela qua, che santifica il vincitore e sputa sul vinto, che s'accontenta di quattro scandaletti per mettere a riposo le membra stancate dal "logorio della vita moderna", che abbottata di panem et circenses è contenta solo stasera o domani se l'italia vincerà fregandosene che stiamo arrancando, che il caldo ci sta ammazzando, che le droghe ci stan rincoglionendo e che l'alcool ci sta addormentando le coscienze.
quali coscienze?
io la amo l'italia mia, quella dei mari azzurri e della riviera ligure, quella delle dolomiti con le punte granitiche innevate e alte e quella dell'umbria con le colline verdi che sono tutte una discesa e una risalita, l'italia dei paesi nascosti dietro un cartello o arroccati su un monte che sembran cadere da un momento all'altro, l'italia delle belle città che è difficile trovarne così e delle belle fontane dove metti i piedi e ti senti vicino a dio in un secondo solo.
ho questo piccolo difetto: odio gli italiani che se la fanno mettere dove non gli batte il sole (e in questi giorni è dura trovare un posto dove non batte, quindi devon esser proprio bravi), odio chi non pensa, chi stasera si scapicolla a casa in macchina travolgendo cicli e motocicli sulla strada, odio chi se ne fotte di un uomo che si suicida e continua a inneggiare la propria squadra senza chiedersi il perchè quel gesto.
mavvaffanculo all'italia del calcio miliardario.
io tifo per la madonna della civita. stasera vado al divino amore a piedi.