per tutto il film non ho fatto altro che pensare, forse sono io che ho i gusti difficili in quanto a cinematografia. sullo schermo passavano le pecore al pascolo, i due protagonisti sodomizzavano loro stessi e le consorti a mò di pecora, l' acqua che scorreva inplacida come il whisky nelle loro vene e le sigarette accese che andavano via come il pane sciapo. e il mio pensiero fisso era: eh, sì son proprio io che ho i gusti strani in quanto a film. e intanto le pecore continuavano a belare come le mogli dei due caubboi e i fumi dell'alcool avevano la meglio anche sullo spettatore, le montagne si innevavano e poi ritornava la primavera, i due invecchiavano e i figli crescevano, la vita andava avanti e il mio pensiero però era sempre lo stesso: ma che cazzo di film me so' venuta a vedè?
che dire, il film di una noiosità unica è andato avanti per due ore e mezza, tra i protagonisti senza un'espressione in volto se non quella col cappello, le montagne con troppe espressioni per fortuna offerte da madre-natura, inquadrature studiate a tavolino, mogli tradite e pecore pure, cavalli imbazzarriti e montagne di whisky in corpo, senza una morale, con battute del film incomprensibili ("le donne non si innamorano degli uomini che le fanno ridere" e sottinteso intendeva: le pecore sì!), botte da orbi e nasi sanguinanti, ci mancava l'asso nella manica dell'aids ma per fortuna il regista ang lì non se l'è giocato: peccato, sarà per il prossimo film!
ho pensato 'sta cosa per tutto il film e nello stesso tempo mi dicevo fra me, la uev e le altre che è un film che sta per ricervere gli oscar e ha vinto mi pare anche due golden globe e gira per le sale quasi più del pieraccioni che ama in più lingue; a napoli ci hanno "studiato" la geniale iniziativa che se ti dichiari gay paghi la metà del biglietto. a roma parecchie sale erano piene, giornali innamorati di questi due rancheri montanari e forum su internet che snocciolano parole e lacrimoni su questo che, a mio parere, si può definire il polpettone infarcito (o infrocito?) dell'anno. il film non è nè carne nè pesce, un film ibrido che vuole raccontare la realtà omofoba di alcuni stati americani ma non calca la mano su questa realtà. vuole parlare della storia d'amore di due uomini "duri" ma non punta chiaramente neanche su questo. vuole parlare allora di bisessualità? forse, visto che è quello che alla fine è uscito fuori. vuole parlare di come si pascolano le pecore: questo sì, mi sembra il tema principale del film.
non so, ma mi sembra che sul tema gay ormai ci si stia speculando e non poco. ma non credo che la strada verso la consapevolezza possa essere questa; non è facendo questi filmetti gai che si possono smuovere le coscienze, che si possono fare le lotte, che si possa liberare questo tema dagli stereotipi e dai luoghi comuni che normalmente accompagnano questo tema. questi film qui hanno solo lo scopo di creare ancora più dubbi e fantasie malate nelle teste degli eterosessuali e dare il contentino spostando voti da destra a manca tra gli omosessuali. cosa aggiunge al maurice di ivory mica lo so. forse le pecore o le immagini violente e volgari di sodomizzazione o forse solo la mia entrata trionfale e fantozziana in una sala sbagliata visto che la cassiera ci aveva dato un biglietto con un orario diverso: "evvai, siamo le prime!!!" silenzio nella sala piena e a luci spente: c'era la scena della morte di lui!
ieri ho parlato sei ore di fila. esclusa quella merda di mattinata a montare stampe al freddo al gelo con un vento meno sette gradi centigradi (temperatura di rugiada, mi dicono), posso dire che ho iniziato a muover le labbra alle due con la visita di un amico per finire alle otto e trenta la sera senza mai fermarmi, senza prendere fiato con la gola secca e le papille che anelavano sapori diversi da ciò che dicevo. cavolo neanche berlusconi, non prodi per la campagna elettorale, nè mara venier che spara le sue cazzate, nè il rapper pù brillante che se la mena da mattina a sera.
la sera. in macchina col riscaldamento a palla e le labbra ben allenate ma screpolate dal freddo polare della mattina, rimuginavo su questo fatto.
mi sento lo scarico di un bagno, la foce di un fiume, il catino dove nonna lavava i panni, il divanetto dello psicologo, l'orecchio di dioniso, la porta di un cinema, il muro di una casa, la password di un computer, la cornetta di un telefono, la vetta di una montagna, la mano da accarezzare, un cesso dove vomitare, mi sento trafitta e violentata, stuprata e sfinita. carica come una pila che a fine serata è esausta come l'olio dei vecchi motori nè col turbo nè a iniezione. tonnelate di parole vengon scaricate nel sistema principale del mio pc, nell'hard disk della mia mente: amori finiti, lettere d'addio, pettegolezzi, questioni economiche, studi filosofici, consigli, richieste, oscenità, battute simpatiche, sacchetti dell'immondizia carichi e ricolmi di ogni bendiddio; ne ho per te, per te, anche per te. e poi ci sei tu. e ancora tu. ehì, hai da dirmi qualcosa anche tu laggiù in fondo con la maglietta a righe? parole parole soltanto parole parole per noi.
vorrei gridare, chiudermi nel campanile di una chiesetta di montagna e guardare tutti da lassù. sottrarmi a quest'arte oratoria. vivere da eremita nelle campagna sarde in compagnia del belare delle pecore e del pastore che mi rincorre ignudo. vorrei tapparmi le orecchie con i tappi di cera doppio strato e cantare a squarciagola finchè mi scoppiano le vene del collo, mettermi un paraocchi per non vedere e prendermi per il culo i giochetti. parole a destra, parole forbite e infiocchettate.
sono qui, c'è n'è ancora?
ecco il telefono che squilla. ho bisogno di un confessore, di un protettore, di un balsamo protettivo per il mio cuore, ho bisogno di inspirare serena ed espirare in pace. dei miei tempi, lenti una volta tanto. ho bisogno di non sentirmi in colpa se non ti rispondo, donna che mi facesti male. viviti la tua vita, non sono lo scarico delle tue lamentele continue. tu non lo sei per me, mi pare. mi rimane il tuo cuore di legno appeso al portachiavi della mia macchina. il cuore di legno sì. non si ridanno indietro i cuori, neanche quelli di legno. non mi va di risponderti. di sapere che sei triste perchè lontana da casa, non mi va più di sentire che non hai futuro, che ti ho tolto tutto quello che ti avevo dato in un colpo solo. non sono lo scarico delle tue lamentele nè delle tue ma neanche delle tue: la persona da buttare via nel momento in cui le cose vanno bene, e da cui correre quelle in cui vanno male. sono diversa, sì cazzodiddio, lo grido a gran voce, ti voglio bene e ti cerco quando sto bene ma anche quando sto male. sono diversa ed è questo il punto. la consapevolezza del proprio essere aiuta a capire la piccolezza altrui. oggi mostro il mio lato compassionevole. domani il mio lato mefistofelico. sono di carne, ossa, cervello e reni. sono un cuore che palpita. sono l'anello di quella catena che lega la tua solitudine a quella degli altri. sono fegato per digerire e stomaco per accogliere. sono parole da dare e da ricevere, consapevole che le parole hanno un limite e le sensazioni sono quel limite.
in sincerità ognittanto vorrei sentirmi dire con sincerità: e tu come stai. grande richiesta, eh?
l'ultima?
sms di grande carico psicologico ma soprattutto di enorme carico di sensi di colpa: "non mi sfogo con te per non appallarti. ma tanto la storia della mia vita si ripete: voglio le cose (cioè io, nda) che non posso avere, buona giornata pisè!"

.stopalletelefonate.
....ditele che rubo nei supermercati al calar della sera!
nella ferma convinzione che questa donna ed io, un dì, faremo qualcosa insieme sia pure un viaggio a lurds maria (la figlia di madonna) pubblico il mio poco ironico commento che lei a sua volta ha pubblicato e che io a mia "rivolta" ripubblico qui. come a dire, 'ste due rigazze se la canteno e se la soneno.
chakra commenta così ieri sera:
Alessia Marcuzzi ha dichiarato di essere fiera di aver fatto parte della squadra delle Iene, speriamo non finisca per pentirsi di aver lasciato il programma per questa edizione del Grande Fratello. Io mi aspettavo che a un certo punto scoppiasse a piangere dicendo:"Ma che ci faccio io qui?". La sensazione è che abbiano preparato una edizione a metà tra Buona Domenica e il Treno dei Desideri, qualcosa che spinga sul torbido pensiero ricorrente "Se ce l'ha fatta la Lecciso, posso farcela pure io." Io ho visto cloni dei tarocchi. Controfigure di manichini della standa apparecchiate per la festa del paese (Francesca), Big Jim dei poveri aventi come universo di riferimento Costantino, la cinese , dopo i primi 15 minuti in cui mi sembrava carina, l'avrei abbattuta. Ma credo che la scelta degli autori sia chiara, la tv consolatoria per derelitti. Secondo la differenziazione Satellite/fenomeno mediatico, generalista/digitale terreste anziani, shampiste e aspiranti tronisti. Augusto De Megni probabilmente rappresenta il tocco di cronaca che non mancava anche in un gionale come Grand Hotel, per intenderci. Io ho cambiato canale quando è cominciato Markette, e credo che per questa edizione... passo. Mi basta Maria De Filippi.
orlando risponde:
due o tre pettegolezzi al volo, chè non meritano altro:
patrik è diventato 'na barca,
pasquale l'auricchio,
katia in ascanio credo si sia tirata le guance,
ming na o mun lò o come cavolo si chiama era meglio se faceva il Glande Flatello cinese,
la burina di sulmona aveva un'acconciatura che neanche barbara bush prima maniera,
quella di prato si sente fica come quell'altra alta un metro e ottantavoglia di darla (non quella di biutiful),
quello del frosinate sembra il fratello povero di rochi balboa,
il modello che ha girato il mondo poteva restarci in giro per il mondo,
il poeta ha definitivamente ucciso la poesia,
le ultime due arrivate saranno le prime ad uscire, come recita la bibbia ovviamente!
un domanda che sorge al calar del sipario:
ma augustarello nostro non poteva rimanè nella caverna coi banditi sardi
se lo scopo della sua vita era quello di fare il "segregato" a vita?
"Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino,
voglia di bestemmiare..."
ho messo la mano al centro del mio stomaco, è uscita dall'altra parte che me la vedevo alle spalle. aria e vento m'attraversano da parte a parte e creano smottamenti fisici e vortici impetuosi. il mio cuore chiede pietà, la mia anima s'aggroviglia su se stessa come il serpentello dei video giochi che si muove fino a mangiare se stesso, la mia testa collabora col vento suo amico e con l'aria sua ispiratrice.
riempio i polmoni e aspetto.
riempio i polmoni e rifletto sul motivo di certe visite cercando un perchè nelle scusanti e nelle accuse, tra i perdoni e le chiarificazioni.
ho messo una mano nel mio fegato. una poltiglia verdastra l'ha invasa colorandola. ci ho dipinto i muri della mia vita, ci ho scritto poesie e racconti e con quel che rimaneva ci ho scritto la mia storia. non amo etichettarmi e i miei progetti mentali nascono col sole e muiono con la luna. oggi sono il pazzo che cerca la sua strada e domani sono la strada in balia del pazzo. oggi vivo alla giornata pronosticando numeri e domani pianifico la mia vita sulla base di quegli stessi numeri. oggi sono io e domani il mio contrario esatto e speculare. e continuo a scrivere sui muri di quanto bella possa essere una vita incerta e di quanto incerto sia il mio destino. cuore e amore sono le mie rime preferite. perdono e compassione le rime del cervello a me costantemente vicino. chi sono io per decidere quel che fu. chi sei tu per piombare incerta e presuntuosa in quel che fu. ciò che è stato è stato. pezzi di strade si scompongono come tasselli di puzzle colorati e formano altre strade impervie e sconosciute. ho messo la mano nei polmoni e ne ho tirato fuori ricordi profumati in associazioni libere, sensazioni che m'han riportato indietro tasselli su tasselli. scrivo per esorcizzare e per distruggere, per colorare la mia via e per cancellare i miei passaggi, per dimostrare il mio amore e per riprenderlo indietro senza vuoto a rendere, scrivo per te che mi sei accanto e per me che sfuggo il mondo, scrivo per gettare all'aria coriandoli di me e per bruciare carne ormai putrefatta e in questo falò di aspettative deluse ogni giorno rinasco.
dalle mie ceneri.
"Ma s'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto,
forse farei lo stesso,mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino,
poi sono nato fessoe quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:ho tante cose ancora da raccontare
per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!" f.guccini
N.B. per dovere di cronaca, questo post che non ha niente a che fare col passato, ma con due episodi avvenuti ieri. tutti quelli che ci si ritrovano in un modo o nell'altro sono stati sostituiti da controfigure!
...ma mi disordino
quando mi mischi le tue carte
quando la macchina non parte
quando ti annuso i genitali
quando siam come due animali
quando c'é vento tra i miei rami
quando mi mandi i tuoi richiami
quando io scio sulla tua schiena
quando mi mangia la balena
quando mi mangia la balena
mi disordino
io mi disordino...
ho scoperto che ci sono un sacco di cose da fare mentre passano in rassegna taluni film.
ieri giornata carica di dvd, hamburger del mac, divano e copertine che hanno un senso. m'ero copiata qualche mese fa un dvd zeppo di film a tema e tra quelli ancora non visti rimanevano immacolata e concetta e mercy.
ho finito da poco di leggere principesse azzurre terzo capitolo (e tra l'altro ho scoperto che c'è una ragazza che mi piace assai come scrive, tale gabriella romano) e in uno di questi racconti si nominava immacolata e concetta. avendo avuto una buona impressione del libro, mi sono "data" al film con lo stesso entusiasmo che m'aveva lasciato la lettura.
metto il cd che per l'occasione non s'è impallato come al solito e bum, prima scena, schermo rosso fuoco che ho dovuto inforcare gli occhiali da sole per i ghiacciai, titoloni giganti bordati di giallo: un film di salvatore piscitelli. all'improvviso ho sentito un botto tanto che mi son girata di scatto e la uev pure. m'era cascate tutte e due le palle. mi son ripresa un attimo e ho continuato la visione pur non essendo un' affezionata visionaria del regista. il capolavoro inzia con la storia di immacolata, a detta di una delle protagoniste 'na szoccola tanto che in una delle prime scene la si vede "esprimersi" nell'arte del "labiale" su un uomo pelato disteso sul letto e con la pancia in bella vista. a cotanto vedere la uev era così sconvolta che stavolta eran le sue palle degli occhi che roteavano allibite. finisce la prima parte di film con immacolata che va in carcere perchè è szoccola (o per altro non s'è capito) e lì incontra concetta che per tutto il film tiene le mani nelle tasche dei pantaloni per dimostrare che è lesbica. le due si amano follemente tanto che immacolata durante il secondo tempo ha anche un accenno di sorriso. il film va avanti liscio come l'olio, quello dei motori coma-rayl. immacolata continua a far la szoccola come avevano detto all'inizio, concetta continua con le sue mani nelle tasche dei pantaloni e il pelato continua a infilare il suo biscotto a destra e a manca. scena finale che il piscitelli ci deve aver pensato su una bella settimana dicendosi tra sè e sè (già me lo sento nelle orecchie, nda): "...e che in un film di lesbiche, non facciamo vedere dei bei numeri tipo che so, uno a caso, il 69!!!!!" il film si conclude con una scenata di gelosia da parte di concetta che uccide la sua amata e, scena clou del film, per impugnare una pala tira fuori le mani dalle tasche. di fronte quella triste visione io e la uev ci siam chieste: ma ora sarà ancora lesbica?
per rifarci gli occhietti belli e dopo una pausa con due caramelle gommose che la uev mi aveva fatto trovare nella calzetta della befana che poi ho scoperto essere per lei (c'è una velata ironia, lavì), ci siam sparate questo grande capolavoro della cinematografia mondiale: mercy da non confondere nè con misery non devi morì nè con mistic river e neanche con mistic pizza. mercy è un polpettone ben infarcito da lesbiche di lusso, un serial killer che uccide a morsi (che detto tra noi, po' esse pure un piacere!) e una ellen barkin che cammina con le mani in tasca come concetta ma non è lesbica come concetta. allora cos'é, ci siamo chieste per tutto il film. la scena madre o figlia non so del film è un balletto dell'altra protagonista nuda di fronte la finestra, julian sand che si traveste da donna e un rotwailer che prende a mozzichi la poliziotta buona e non l'assassina cattiva. come a dire, non esistono più quei bei cani di una volta: ora ai cani gli tocca dirigere i film. pensa te!
ho scoperto che ci sono un sacco di cose da fare mentre passano in rassegna taluni film.
...dimentico la chiave io vedo la mia trave
io allento il mio controllo ti bacio sul collo
mi dedichi attenzione
non cerco un'opinione
sospendo il mio giudizio
mi anticipi l'inizio
il ritmo cambia tiro
sconvolgi il panorama
la storia cambia trama
l'impianto trema
non so la trama io smollo i legamenti
col corpo io ti penso l'assurdo prende senso
e ascolto le sirene
c'é ritmo nelle vene
c'é ritmo nelle vene
c'é ritmo nelle vene
La stradina è solitaria non c'è un cane; qualche stella nella notte sopra i tetti: e la notte mi par bella. E cammino poveretto nella notte fantasiosa pur mi sento nella bocca la saliva disgustosa. Via dal tanfo via dal tanfo e per le strade e cammina e via cammina, già le case son più rade.
pensavo che la notte è tutto più bello e si vive meglio, un po' come canta la canzone. lo pensavo stanotte che non riuscivo a dormire e mi sono immersa nell'oscurità inquietante avvolta e protetta da una nebbiolina rassicurante. in passato nei momenti di crisi profonda c'era un luogo in cui mi rifugiavo per calmare la mia rabbia arrabbiata e colmare la mia vita svuotata. nel buio totale vedevi le lucettine delle piste dritte come autostrade che ti portano lontano da qualcosa ma che da qualcosa t'allontanano sempre. in quei momenti lì mi raccontantavo la mia vita, domani fatta di sogni consumistici nel mio parlare spik inglis, nell'addentare un salutare hot dog pieno di salse e grassi e nel guardare da lassù o da quaggiù un mondo fatto di traverso, e doman l'altro intrisa di misticismo dell'ultima ora in qualche india lontana dove tutto è miseria ma anche nobiltà, dicono. e poi raccontavo le vite di loro, della gente che partiva o che arrivava, di quelle facce meravigliate che guardan il mondo da un oblò, tutte intente a seguire i movimenti armoniosi delle hostess, a stringere le cinture allacciate, ad aspettare ardentemente quei bei panini al sapor di plastica e il caffè allungato così tanto che il sapore è un gioco a lotto definirlo.
c'è sempre un aereo che parte e un aereo che atterra. c'è sempre una luce che viene e una che va.
c'è quel signore con la sciarpetta intento a legger il suo quotidiano con le notizie del milan che perde e del berlusca che piange. c'è la famigliola che in quel viaggio ha investito i risparmi del natale. c'è la ragazza fresca di studi che va in cerca del suo master dal futuro radioso e c'è il ragazzo che con i suoi quattro stracci tutti marcati per carità va in cerca del suo io lontano non sapendo che il se stesso da cercare è dentro di lui e non fuori. c'è l'uomo in carriera con la ventiquattro ore di vera pelle e c'è una signora che in ventiquattro ore deve salvarsi la pelle viaggiando verso quel neurochirurgo dall'altra parte dell'italia. c'è l'aspettativa del viaggio e di ciò che non conosci, della meta fittizia o della mera illusione, c'è la gente che lasci e la gente che incontrerai, c'è la vita che cambia o che solo ritroverai.
c'è sempre un aereo che parte e un aereo che atterra. c'è sempre una luce che viene e una che va.
la notte, se becchi la serata giusta puoi vedere persino le stelle. e dall'alto domini la tua città mezza addormentata in compagnia della luna tua amica e di venere che sta lì a suggerirti le storie e le fantasie più inaspettate. e sogni di una vita radiosa e cerchi nei ricordi di riappropriarti di te stessa e nel tuo vagare non c'è nessuno che ti calcsona alle spalle perchè sei distratto, tiri giù il finestrino e l'aria gelida e pulita ti riempie i polmoni ricordandoti che esistono anche loro e li senti vivi che quasi ti voglion ringraziare per tanto respirare, e gli occhi un po' miopi accompagnano il tuo sguardo fin oltre il tuo andare cercando di immaginare lì dove non puoi vedere. e se becchi la serata giusta fai pace con dio o chi per lui e ti chiedi quanta fatica a sopravvivere con tanto quando basta così poco per vivere.
c'è sempre un aereo che parte e un aereo che atterra. c'è sempre una luce che viene e una che va.
ci sono i pianeti che girano oggi a tuo favore e domani no e c'è l'energia universale che smuove e muove il mondo, c'è la felicità di uno sguardo che rinnova la tua mente o la freddezza di un contatto che uccide ogni fantasia. c'è una parte di me che è volata via e c'è una parte che è cresciuta. ci sono le persone che vanno e c'è la vita che continua e malgrado tu possa opporti lei va, imperterrita anche contro il tuo volere. e poi ci sei tu che hai iniziato da poco la tua vita e che tenacemente e testardamente stai portando avanti il tuo percorso. c'è sempre un aereo che parte e uno che atterra e tu sarai lì a seguirli tutti da vicino cercando la pace in quella danza di luci psichedeliche. e io sarò al solito posto con la mia rabbia arrabbiata a immaginare vite e sognare esistenze diverse, a percorrere chilometri che corrono veloci nei meandri rabbuiati del mio cammino interiore illuminato da tante lucettine colorate come le autostrade che portano lontano parti del mio vivere e mi conducono vicino a parti di me sconosciute. e nel mio vagare vedrò atterrare aerei e vedrò luci colorate e immaginerò persone e storie e vedrò andar via dalla mia vita ombre e avvicinarsi visi chè tanto, vuoi o non vuoi, la vita nessuno la ferma, neanche chi la controlla per mestiere.
Trovo l'erba: mi ci stendo
a conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
canta amore alle persiane. dino campana


fritto misto di sensazioni al tavolo cinque. posso farti una domanda: quanto ti piace la vita. tanto, tanto, tanto, tanto. e quanto viaggiare. e fare all'amore. quanto ti piace piangerti addosso fino a bagnare anche la punta dei tuoi capelli fluenti. e ridere fino a strozzarti e far strabuzzare gli occhietti belli fuori le orbite. innaffi la tua vita con quel buon vino d'annata, quello che non trovi nei supermarket spuzzolosi a dieci cents la bottiglia. odori il tappo e gusti piccoli sorsi lasciando risalire il sapore fino alle vie infinite dell'oblìo, fino al godimento estremo l'ultimo respiro di gioia, ma che noia però. occhi negli occhi non sei mai stato un abile condottiero. minuto nel tuo essere a cosa aspiri, alla gloria. gloria mundis. molli chi può metterti i bastoni tra le ruote e ti destreggi in ampi ancheggi come le ballerine di tip tap, slap slap. ti piace la tua vita. tanto, tanto, tanto, tanto. e come va il mondo? u don't speak english.
mangi quei bei crostacei appena pescati da gettare in pastoia quando il fegato si ribella alla costrizione del dover smaltire le ire, che mire balorde che hai. vodka lemon e gin tonic. parole libere da scrivere in un percorso zigzagante che traccia linee frastagliate, percorsi che vanno da me a te interrotti e ostruiti come arterie e vene in cui sguazzano errabondi trigliceridi unti e rigogliosi traballanti e sognanti. ti ho vista camminare mezzo metro sopra il suolo, dire in giro sono tua amica come all'amico lo disse in rima la canzone. ti confesso che in cuor mio esagerai con quei dolcetti tutti ciccia e brufoli: gli zuccheri intessono trame complicate da cui è difficile liberarsi. meglio librarsi in voli pindarici solitari come il gabbiano di jonathan, come la prima rondine di primavera da non confondersi col cervo, come la mia idea innaturale che sale e si tramuta in pensiero e poi in volontà e ancora in speranza e ancora in aspettativa e nell'attesa che il vento cessi e blocchi questo istinto vorace che più non tace.
e tu come stai? canzonette alla radio suonano questa marcia trionfale: laida aida canta prati, verdi e l'egitto e io cerco il tragitto più breve per capire la natura del soma ma entro in coma. mi sveglio per dormire e dormo per smarrire le vie intricate delle menti perverse e lucide che uccidono il mio senso di avventura, che sventura la natura quando non è umana. mi nascondo per non apparire, mi travesto per essere svestita ed in fondo compresa ma è dura l'attesa. accendo l'ennesima sigaretta, signorina volgaretta che getta all'aria i suoi modi delicati e grida ad alta voce: amiamoci tutti i più belli e i più brutti. scambiamoci l'anello come mamma fece con papà e nonna con chi volle sul quel lieto colle da cui scese con la piena, che scema. dormire sognare e poi? può succedere qualunque cosa, ma cosa. vuoi bere qualcosa, pedro. esercizi di stile in verdana extra small. parlare per dire, blablabla per celare, ergo e non ego, sum e non fummo, cogito? ho agito per ragioni di stato disse macchiavelli agli esperti cervelli. e io sogno chi voleva un mondo meglio di così e allora m'infrittolo nelle mie sensazioni che non sono per animi nocivi e lucidamente arringo a me stessa: rimettiti in sesto e cerca il bandolo di questa matassa.
...e ogni volta che viene il giorno.
si vive per lavorare. si lavora per vivere. si vive per non morire o soltanto per trovare un posto al sole in questa bella giornata di sole. si vive per poter dire io valgo. e si vive per poter dire io c'ero. si vive per trovare la strada, la propria. o per trovare una ragione alla vita altrui. si vive per poter dire che si è vissuto. si vive senza neanche accorgersi di averlo fatto. si vive per svegliarsi la mattina e iniziare la giornata. si vive anche solo per svegliarsi e non vedere l'ora di rimettersi a letto. si vive per essere stimolati. si vive anche per vegetare. si vive per amare. e per essere amati. per essere odiati o solo ignorati. si vive per illudersi che la vita è bella. e si vive per smontare i castelli di sabbia e ammettere che del doman non v'è certezza. si vive di illusioni subite e di fascini destati. si vive di pancia e di stomaco. e poi si vive di cuore. o solo col cervello ma ben adoperato all'uso. si vive disperati. si vive anche disparati. si vive di minestrine e formaggini. o di salmone affumicato. si vive di risate contagiose. o solo di una noia mortale. si vive di amore universale. o solo per il proprio amore lì nell'angoletto. si vive di paesaggi montani o di luci cittadine. si vive di voci lontane. di chiacchiericci mattutini. di baci rubati. di essenze odorose. si vive di sguardi carichi. si vive di insofferenza interiore. di malcontento esteriore. di giudizi superflui. si vive di presunzione. e di grandi atti di generosità. si vive di sesso selvaggio. di mani perdute. di notti insonni. si vive di inutilità. si vive anche di musica sublime. o di scarichi del vater. si vive di un bagno caldo. e di un letto accogliente. si vive di acqua minerale. e di sapone di marsiglia. si vive di gocce di pioggia. di fiocchi di neve. di catene per la macchina e di catene per la mente. si vive di paraocchi psichici e di menti affaccendate. si vive di orgoglio. di pregiudizio. di giudizio. di puzza sotto al naso. di cancelli chiusi. si vive di ponti elevatoi. di castelli medievali. di princìpi e di regole. si vive di fiducia rubata e di punti accumulati. si vive di una pacca su una spalla. o di un sorriso armonioso. si vive di gentilezza d'animo. o solo d'animo animati. si vive di carezze psicologiche e di bombardamenti mentali. si vive di tuoni. di lampi. di saette. si vive come satelliti o solo come meteore. si vive di attimi. di eternità. di vibrazioni cosmiche. di sapori orientali. di miele. di pere cotogne. di marmellate di fichi. si vive di campagna in compagnia di se stessi e dei propri grilli interiori. o di città deserte soli come cani. si vive di brodo di lesso. di carote bollite. di panettoni imbottiti. di oche farcite. di papaveri e papere. si vive di vita propria o di vita riflessa. si vive di scarpe allacciate. di braccia ingessate. di occhi gonfi. si vive di iodio salato. di brezza marina. di sabbia bollente. si vive del piacere di due sguardi che si amano. di due mani che si sfiorano. si vive di artefizi mentali. di droghe sbagliate. di medicine assunte. si vive di diete. di palestra. di corse in macchina. o di pigrizia abortita. si vive di cazzate e di cervelli bolliti. di battute trite. si vive di tritati culturali. si vive di ignoranza. di ribolliti intellettuali. si vive di accentrazione del sè e di concentrazione sul sè. si vive di oppiacei. di religioni fallite. e di falli religiosi. si vive di preti e di suore. di padri e di madri. di cugini e sorelle. si vive di bellezza, di trucchi, di inganni. si vive di parole mai dette. di treni mai presi. di occasioni sfuggite. si vive di piccoli traguardi. si vive di grandi teorie. di grandi parole. si vive per non morire a volte. si vive per morire in altre. si vive di paranoie. di paure. di fantasmi colorati. di scheletri dimagriti. si vive di assoluta certezza. si vive nell'immensa incertezza. si vive di destini "stretti in un istante solo". o solo di un abbraccio alla stazione della vita. si vive del mio ricordo sopito. si vive di occhi lucidi. si vive anche di gioia per l'avvenire. di un bambino che nasce. o dell'anno nuovo che cela. si vive di oroscopi detti. di giornali menzogneri. di cartomanti ingegnose. si vive di disperazione. o solo di dissenteria. si vive di parole senza significato. di giornate senza direzioni. si vive anche di un post come questo che tutti i sensi risveglia ma che alcun senso produce.
do re mi fa sol la. si.
tutto in una notte