elleeci in non ci avevo mai pen...
striart in non ci avevo mai pen...
utente anonimo in non ci avevo mai pen...
Simonedejenet in non ci avevo mai pen...
dusio in non ci avevo mai pen...
utente anonimo in butterfly&hurricane ...
dusio in butterfly&hurricane ...
elleeci in cri la tennista
utente anonimo in notizie in tempo irr...
utente anonimo in notizie in tempo irr...
FuoriSpazio
CasaInternazionaledelleDonne
Di'GayProject
MarioMieli
LperL
Women
akysan
elleci
evasione
fabiana
gattarandagia
gattasorniona
hic sunt leones
kfk
lelle
lori
marina
myriam
pato
perluce
phoenix
pupa
ra
ren
scrì
sonia
striart
susi
vale
weaver
zedda
oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
visitato *loading* volte
per tre volte, dico tre volte, ho lasciato le chiavi della moto attaccate alla moto.
ora mi domando e mi chiedo:
uno, se inconsciamente me ne voglio liberare
due, se consciamente me ne voglio liberare
tre, se sono riconglionita
non affollatevi a propendere per il punto tre!
la cosa bella di quando ti ubriachi è che tutto va a rilento: le cose davanti a te, gli aerei che ti passano sopra, le persone che urlano il tuo nome, lo stomaco che non digerisce i peperoni, i piedi uno davanti l'altro, le mani che vorrebbero toccarsi, il cuore che batte bum bum e ancora bum, le palpebre che diventano pesanti, i pensieri che scorrono più lenti, le domande che non hanno più una risposta che tanto più la cerchi e più ti sfugge dalla mente. la cosa bella di quando ti ubriachi è che organizzano al volo una partita di calcetto e tu, con tutte queste cose premesse, sei lì che corri e che urli e che segni anche qualche gol e che spezzi qualche caviglia ma che importa tanto le gambe sono due. e senti il cuore in gola. e il corpo che è tutto sudato e pensi che è tutto l'alcool che se ne va a farsi fottere come forse te che stai per scoppiare. e i peperoni che ti sciacquano nello stomaco che ogni rutto è una delizia anche per chi stai marcando. e le gambe che non ne voglion sapere come la testa come le braccia come ogni muscolo di te che è intorpidito e addormentato. la cosa bella di quando ti ubriachi è che riesci anche a reagire e, dopo qualche pianto iniziale così tanto per, superi la sbronza e ti senti 'sto iddio sceso sulla terra perchè ce l'hai fatta, perchè è passata la giornata e ti sei pure divertito, perchè hai sudato, perchè sei stato bene e gli altri sono stati bene con te. ma la cosa bella è che da tre giorni ho i peperoni sullo stomaco che non vanno nè giù nè su e fanno a cazzotti col pane e mortadella e gli staccetti di fettina panata di ieri sera. e se provassi col karate?

m'accorgo che la musica nelle orecchie è una gran figata e il mio i pod nuovo di zecca di più! ci posso archiviare mille canzoni in mp3: cavolo, mille canzoni preferite neanche ce le ho tanto che mi imbarazza così tanta memoria che non so neanche che farci. vorrei archiviarci i pensieri più dolorosi in formato mp3 che così pesano di meno e mi potrei alleggerire la mente: mu shìn mu ko è il mio nuovo tatuaggio e nuovo passo in avanti alla ricerca di una nuova me!
la musica nelle orecchie dà la carica. e non dico nulla di nuovo. ci sono canzoni che ti portano al cielo fin sopra le nuvole che non riesci più a capire nè chi sei nè cos'è che ti stava facendo così male. ti ritrovi isolato lassù che non pensi a niente e credo che in quei momenti si possa raggiungere anche la santità essendo così beati. ho scoperto che una via che mi piace fare di notte è la palmiro togliatti. è una grande strada che non gli avevo mai dato due lire due. taglia in due roma e mi porta a casa in un baleno. l'altra notte era così deserta che mi sentivo veramente bene. avevo in loop "by this river" che oramai mi è entrata nelle vene e scorre col mio sangue rosso vivo e non posso farci niente e c'era una leggera pioggerellina e ero sola e stavo bene e mi sentivo così bene pur stando da sola con me, con i miei pensieri e le mie sensazioni che mi calzano a pennello 'sto periodo e quasi quasi avevo le lacrime agli occhi per tanta beatitudine. la musica è un gran salvavita. ti ricarica le cellule morte. ti ricarica i neuroni assopiti e stanchi. ti ricarica il cuore che comincia a pulsare e a mandare in circolo ossigeno nella sua forma più pura. ti ricarica alla grande. peccato non ricarichi anche la scheda del cellulare, sennò il quadro sarebbe perfetto!

ho scoperto stamattina di possedere un letto matrimoniale. in tutti questi mesi mi ero sempre rannicchiata in un angoletto piccolo e caldo neanche avessi a disposizione mezza brandina da campo e non potessi usufruire di tutte e due le piazze nè dell'altro bellissimo cuscino ergonomico e del comodino nuovo nuovo di zecca marcato ikea fai tutto da te e anche di più!
poi, stamattina, verso le sette che non riuscivo più a dormire, la grande scoperta: mi allungo dall'altro lato per attaccare meglio la presa del telefonino al muro e SBAM una cruda e nuda realtà m'avvolge il corpo tutto al gran completo. una sensazione di benessere s'appropria di me. distendo le gambe e le braccia e intorno a me trovo letto, letto e ancora letto. in men che non si dica riesco a raffigurare senza sforzo un quattro di bastoni perfetto e, per un secondo, a sentirmi un vero papa senza neanche tiara e sigilli vari e conclavi. ho pensato e riflettuto in quel preciso momento. mi son detta che a volte ci sclerotizziamo su noi stessi e sulle nostre posizioni e su ciò che crediamo e non usufruiamo di tutte le nostre potenzialità visibili e invisibili. ci autolimitiamo per paura di andare oltre. o forse solo perchè non riusciamo a vedere l'altra parte della luna pensando semplicemente che non esista. voglio espandere la mia mente come la memoria di un computer e per farlo devo farla fuoriuscire dal cranio che la comprime tutta. qualcuno ha un cacciavite? o solo la chiave giusta.
grande giornata lavorativa: per tutto il santo giorno ho cercato di scaricare una canzone. è la colonna sonora di un bel film molto gaio e ironico che ho visto ieri sera. pare che l'abbia cantata anche julio iglesias (me sto proprio a invecchià se mi piacciono pure le canzoni di iglesias!)
dopo una lunghissima ricerca di più di seimilioni di canzoni con gugol e una riunione al vertice con la uever grande esperta di scaricamenti (lei può: ha il vater-bidet!), ho scoperto il titolo della canzone: l'ho inserito su winmx et voilà sono riuscita ad ottenere "abrazame" cantata da: caiman, alejandro fernandez, carmen villani, marco masini, gianni morandi, peppiniello di capua e anche da gil cagnè.
ma non sono riuscita ad ottenere la versione che volevo chè sono settecentoventitreesima in quequeque per qualcuno e busi per qualcun altro!
con questa perdità temporanea di identità mi chiedo ora quali siano i veri problemi del mondo: se la fame nelle afriche lontane, il buco dell'ozono, le falde freatiche inquinate, lo smog radioattivo, il conclave prossimo venturo, se clara con la prostata arrossata o pio il ciabattino che è una sòla!
ora ci rifletto su.
e così è sfumata. alle dodici si segna il mio destino. vedo volare via io e anna. e io che, illusa, vedevo già un sacco di segni del destino: loro che non vendevano e qualcosina che si stava smuovendo per me. a volte 'sto cazzo di destino non lo capisco proprio. sembra che giochi con noi come fossimo delle marionette da muovere a suo piacimento. e me ne chiedo il perchè. una ragione c'è. lo sapremo a posteriori, dice mia madre. dentro sento come se fosse finito un bel sogno. mi ci ero affezionata a quel posto. e lo vedevo mio. mi ci vedevo dentro immersa nelle sue luci soffuse, dietro al bancone con le persone che amo e che mi stanno sostenendo tutte al gran completo. alle dodici si segna questo fottuto destino. ci saranno altre idee e altri pub da sognare, altre attività e altri sogni da rincorrere, ma rimane in bocca quel gusto un po' amaragnolo che non va proprio giù. bevo un po' d'acqua fresca e non ci penso. m'impongo la positività. lo esigono i miei capelli appena lavati, mica altro!
vudi allen è un grande. lo pensavo stamattina venendo qui in moto. la nebbia m'ha cullato fino alle nove o giù di lì; un fresco friccicarello m'è entrato nelle ossa e poi negli occhi intorpiditi e sulle mani coperte dai guanti spessi. m'ha risvegliato i pensieri e anche qualche senso, anche quello di colpa.
m'han detto che sto imparando a conoscere il mio dolore. credo sia una bella cosa, quasi un complimento. m'accorgo che non ho più paura di sentirlo. non ho paura di provarlo. lo sto vivendo, me lo sto addossando tutto come il più bello dei vestiti. lo palpo e lo percepisco dentro e fuori. sulla mia pelle e sulla faccia. nelle ossa. nella mente e nel cuore che poi sono una cosa unica e passano tutte e due dal cervello. credo di stare a crescere. un metro e settantacinque non mi bastava più. ho bisogno di scarpe nuove per camminare più velocemente. di forze nuove per uscire da questo tunnel dove la luce lampeggiante dell'uscita s'allontana man mano che m'avvicino. ho trovato tante persone. e sono contenta di questo. ma su tutti sto ritrovando me stessa e la mia forza. e questo mi rallegra e mi alleggerisce i pesi che porto. oggi vedo uno spiraglio. domani si vedrà. magari riesco a vedere la madonna che mi dà pure due numeri a lotto!
questa pagina bianca m'imbarazza non poco. mi sembra di non essere all'altezza, così mi inibisco e il cervello mi si attabula e mi si arrasa (neologismi creati al momento). ho compresso ben benino tutta la mia vita dentro questo corpo e ora mi sento un concentrato esplosivo. datemi una miccia, non voglio implodere.
non so cos'ho. forse solo delusione verso me stessa per la consapevolezza di non essere forte abbastanza. o abbastanza consapevole di certi meccanismi che avvengono fuori e dentro. mi colpevolizzo che è la cosa che mi riesce meglio. mi crogiolo nei sensi di colpa e ci sguazzo e mi ci tuffo come dal più alto degli scogli dove l'acqua è blu profonda e scura e non sai niente di più di quello che t'aspetti. non ho desideri. non ho più certezze nè punti fermi. giro in tondo intorno a me stessa. giro e mi gira la testa e tutto appare lontano e sbiadito, anche il tuo volto. un senso di oppressione mi blocca il respiro. mi paralizza le mani, le braccia, la vita tutta. devo reagire, questo è quello che dico. lo urlo, lo pretendo, lo esigo e me lo impongo. sennò a che serve pensare senza padroneggiare noi stessi?