"Scrivere poesie non è difficile. Difficile è viverle" c.b.

corro da mattina a sera corro mangio e dormo sono in coda come milioni di altre persone che corrono da mattina a sera corrono mangiano e dormono; visti dall'alto siamo come quei formicai dove piccole formichine nere piene di zampe pelose antennine dritte tutte indaffarate entrano ed escono da buchini vuoti e corrono con ogni bendiddio nelle fauci, pezzettini di mollica più grandi di loro carta foglie secche rametti fili di erbetta e ogni altra amenità e le vedi che vanno dritte per la loro strada in fila indiana e continuano la loro corsa senza sosta mentra la cicala se la dorme beata e noi stiamo là a guardarle cercando di trovare un senso alla loro marcia come dio cerca di trovare un senso alla nostra. se fossi dio stopperei tutto 'sto andare. a volte me lo immagino, lassù. lo vedo che se la ride, se la beve, commenta e ciacola e magari di qualcuno parla pure male e, pettegolo com'è, racconta alla schiera di angioletti i cazzi di tutti tanto lui è dio e se lo può permettere. e sono sicura che lui non vive di sensi di colpa come il resto del genere umano ma dà un senso alle colpe degli altri parlando di libero aribitrio che tira fuori quando non vuol prendersi, lui, nessuna colpa. è un furbo o solo un disperato, come noi che corriamo da mattina a sera senza sapere che fare che dire che chiedere che domandare a chi demandare senza sapere dove finisce la strada se nel punto che immaginiamo o da tutt’altra parte. ogni tanto mi risveglio dal torpore, vedo in tv una partita di tennis e sullo sfondo noto il cielo, si proprio quello che sta sopra la nostra testa e che guardiamo distrattamente troppo presi come siamo da un sorpasso azzardato da uno scooter imbecille da una faccia da culo o dal suo contrario che importa, quell’ammasso di aria azzurrina in cui volano i pensieri si cullano i sogni si addestrano le menti si vola con la fantasia o col jet, a volte è meglio la seconda, quel cielo lì mi appare in tutto il suo splendore in un tramonto dalle infinite colorazioni che sfido qualsiasi poeta a descriverne l’intensità qualsiasi pittore a riprodurne la varietà qualsiasi cantante a cantarne l’immensa bellezza quel cielo lì è sopra di noi ogni giorno e il più delle volte neanche lo notiamo come siamo abituati a non notare ciò che ci sta intorno. quante volte, mi chiedo, mi fermo e osservo davvero il colosseo soffermando gli occhi su particolari piccoli e insignificanti. perché però mi ritrovo un giorno a venezia a stare intere ore guardando un insulso campanile solo perché è un monumento e rientra nel programma di una noiosa visita guidata. devo essere una turista per capire la bellezza delle cose o è solo che sono assuefatta a ciò che vedo intorno a me da anni. perdo tempo, perdo tempo a scrivere queste cazzate a aiutare il prossimo perdo tempo nel far capire chi sono e come ragiono perdo tempo nell’utilizzare le parole o nello strumentalizzare un silenzio perdo tempo nel guardare internet la mattina nel leggere i giornali perdo tempo nel cercare un testo di una canzone che lascia il tempo che trova perdo il tempo nel cercare di non perderlo, il tempo, una vera un’assurdità, non trovi?
e ritorno per un attimo all’immagine di quel cielo francobollato sopra un campo di tennis in tv. e mi ricordo che siamo fatti per altro. siamo fatti per assaporare la bellezza di un tramonto per inebriarsi la testa di poesia o di una musica siamo fatti per creare proprio come dio. solo che lui ne è geloso e ci fa vivere nelle tribolazioni per sviarci dalla strada delle conoscenza e abbrutirci come le bestie. vuole rimanere l'unico creatore. egoista!
lo so. il mio difetto è l'impazienza, la fretta, l'ansia: parto in quarta in ogni cosa che faccio che vivo che voglio. vivo di corsa, col cervello in perenne mutamento e quindi sotto pressione costante. a volte non ragiono e agisco senza pensare. piccolo preambolo per spiegare in minima parte come sono fatta ma soprattutto che mi è successo ieri. mi scrive scrì. partecipa ad hi5. primo pensiero, che cazzo è hi5. secondo pensiero, clicchiamo và tanto è gratis; il terzo pensiero non ho fatto in tempo a esprimerlo: in un nano secondo da giardino, avevo inviato senza volerlo una ottantina di e mail a tutta la mia rubrica gmail inclusa gente che non vedo più, gente cui ho mandato un preventivo in passato, gente a cui avevo scritto rispondendo ad un annuncio di portaportese, gente a cui per orgoglio non avrei scritto manco sotto minaccia, gente a cui era meglio non mandare nessun invito, gente con cui ho rapporti professionali e non di amicizia e last but non least mia madre cazzo a mia madre!!! insomma un casino per un semplice click. all'improvviso mi sono sentita come l'unico spermatozoo che feconda un ovulo che non se lo caga neanche, come il preservativo che si rompe e allora son cazzi anzi son figli, come una morta nella vignetta sbagliata, come un intruso nella posta altrui insomma una mardaccia che neanche fantozzi al confronto. ovviamente con la stessa velocità del primo click sono tornata indietro di una pagina per vedere se potevo recuperare la situazione ma già vedevo che sulla posta arrivavano mail di conferma amicizia. a tutt'oggi, ora locale 13.45 del sei maggio, su hi5 ho una decina di amici: potrebbe anche andar bene se solo sapessi a che cazzo serve 'sto hi5!
volano le parole libere e liberate nel cielo azzurro della fantasia volano i pensieri le sensazioni così come le emozioni senza ostacoli barriere architettoniche o la crudeltà del tempo che scandisce il suo tic tac volano i sogni durante la notte s'accaparrano un posto nella prima fila dell'io e ti sembran veri assurdi o semplicemente sogni incubi simboli metamessaggi paradossali bizzarrie stravaganze assurdità che bella parola quella che finisce con la a accentata accennata accannata che mi fa ripensare a tutte queste storie che nascono bene e finiscono male a quante ne sento durante le mie serate da barista senza bar donne in calore o incolore donne incolpate o incollate al desiderio di una notte che nasce e muore nell'istante in cui viene consumata si consuma tutto il vestito della festa la cera nei portacandele la pazienza illimitata l'amore che non c'era i jeans all'altezza delle ginocchia i crediti delle sim si consuma la corrente che scorre dentro fili e corrugati e porta quella luce che forse dentro non possederemo mai ci sono stelle e pianeti che girano come palle dentro a un tavolo verde c'è il mare che porta la brezza la sera il cuore che illumina la notte c'è la mano di un bimbo che stringe il suo palloncino colorato c'è il sapore di una notte di maggio che "non può bastare" ci sono le note di una canzone che passa e che va come l'estate che si confonde con l'inverno come la primavera che confonde e basta c'è chi esalta le narici del profumo di una pelle amata e chi s'inebria la testa di alibi di finzioni di schemi entro cui sguazzare felice e spensierato ma i pensieri lo sanno che girando in maniera circolare non arrivano da nessuna parte ma poi da che parte arriveremo visto che non sappiamo ancora da dove veniamo ho perso la direzione la rotta il senso delle cose pur cercando sul mio navigatore della vita mi si oscura quella parte che dovrei avere chiara limpida palese ogni mondo è palese tranne che quello interiore che percorrendolo in lungo e in largo sembra di essere sempre allo stesso punto voi siete qui spiega la mappa io sono qui rispondo e avanzo inesorabile tollerante o impietosa con me stessa se stessi dall'altra parte del mondo avrei la testa sottosopra ma a ben ragione ragione e sentimento obbligo o verità bugie invenzioni per non ferirci per non ferire soffrire offrire agli altri la parte migliore e peggiore al tempo stesso sesso ossesso amplesso complesso di colpa complessi e orchestre dell'anima orchestrazioni della testa incastri della mente che mente che sente che clemente cerca la strada della felicità il civico della propria esistenza dove appoggiare le proprie membra spossate e riposare un'ora un giorno un secolo che importa se suonano alla porta oggi mi va così
siamo un po' tutti, cuori nel deserto
stanotte per l'ennesima volta ho visto l'ultimo samurai. magnifico e straziante con questa figura egregia valente nobile che accetta senza piegarsi la sua fine pur combattendo fino alla fine. non so quante volte ho visto 'sto film, tre quattro cinque e ogni volta riesco a trovare signifcati diversi e spunti nuovi su cui riflettere o su cui ho riflettuto senza pensare. la prima volta ero all'atlantic, il multisala su via tuscolana. rimasi senza parole, decisi allora che mi sarei fatta tatuare una tigre aggressiva ma docile impetuosa e battagliera com'è poi in fondo il mio carattere. mi rividi in quel samurai e nello stesso tempo rividi me stessa in nathan che deve imparare a guerreggiare come un samurai. "troppa mente" gli grida uno di loro. ed è vero, eccolo un altro dei miei difetti barra pregi. a volte concentrarsi su una cosa sola senza disperdere energie su mille e un proposito contemporaneamente è più salutare e rende di più. senza saperlo dimenticai quella scena del film e qualche anno dopo mi tatuai sulla mano "no mente": un'ambizione, un punto di partenza o comunque d'arrivo verso cui dirigersi. cerco sempre di concentrarmi su una cosa sola, ma poi arriva quest'animale combattivo e indomabile che mi porto dentro che cerca di superare l'insuperabile, come il tonno (la marca). chiedo troppo a volte a me stessa e agli altri. cose insopportabili. o forse cose che tendenzialmente faccio in maniera tranquilla senza farle pesare. chiedo troppo alle mie gambe che i tendini il più delle volte arrancano dietro la voglia di correre. alla mia testa che bolle come il ragù sul fuoco. al mio cuore che pompa pompa senza mai fermarsi. "fattelo scivolare addosso" è il consiglio che sento spesso. mi farei scivolare tantissime cose addosso, un bel corpetto di seta che cela due seni femminili un cubetto di ghiaccio durante una notte rovente un profumo di sandalo che inebria la testa ma la vita quella proprio non riesco a farmela scivolare via. e così a volte, senza infamia e senza lode ma soprattutto senza pretese, mi sento come l'ultimo dei samurai, a difendere valori obsoleti persone fasulle obiettivi inarrivabili e una vita che, malgrado le sorprese, mi sembra sempre più scontata. e neanche è periodo di saldi!
ahò è meglio quando mi alzo tardi, almeno evito di scrivere 'ste minchiate!
grande, accogliente, gelida come solo una donna può essere, decadente, immensa, smisurata e abbondante come i fianchi larghi delle donne d'altri tempi, mastodontica e infernale ma anche piccola e discreta in certi vicoli, e poi imponente nei grattacieli che ti sembra di esser in alta montagna. new york è tutto questo e molto altro. appena arrivi non puoi non sentirti a casa; catapultato in una realtà che hai sempre visto nei film, nei documentari, nelle sit com: ogni angolo è casa tua e ti fa sentire a casa. vedi un ponte e pensi a woody allen, scorgi un palazzo e ti ricordi di quell'inseguimento di polizia sulle scale antiincendio, vedi il central park e pensi all'ultimo film che hai visto quello dove jodie foster viene aggredita col suo ragazzo, guardi i palazzi e ripensi a tutte le foto degli sky line, alzi il naso verso il cielo e ti ritorna in mente l'undici settembre e ti sembra quasi che da un momento all'altro un altro aereo, un altro tonfo, un altro scoppio, un altro dramma possa accadere. respiri aria pulita malgrado sia una delle città più grandi e inquinate: sarà il vento gelido di marzo che riesce a spazzar via tutto anche i brutti pensieri. quello che ti colpisce è che le strade siano piene di macchine, di taxi, di gente ma non c'è il frastuono di roma. saranno le macchine automatiche o gli asfalti studiati ad hoc o particolari silenziatori dei motori o sarà che tutto è così immenso che il rumore prende le valigie e se ne va via e non rimbalza come a roma da palazzo a palazzo. le strade enormi, piene di persone che vanno vanno corrono mangiano parlano ti sorridono si fermano ai semafori rossi e aspettano per poi ripartire andare andare mangiare parlare sorriderti insomma una metropoli che non si ferma mai, ventiquattro ore su ventiquattro c'è gente che lavora, studia, ride scherza un ciclo di vita continuo che non s'arresta. lavorano tutti, neri bianchi cinesi italiani ebrei che vendono diamanti con una street dedicata marocchini portoricani spagnoli una miscellanea di razze che ti sembra di stare in giro per il mondo rimanendo fermo in una città. agli angoli delle strade camioncini con ogni tipo di goduria mangereccia, hot dog cous cous kebab cimabelle muffin solo percorrendo una strada potresti ingrassare dieci chili. tu vai e quartiere dopo quartiere ripercorri la storia di una Paese vedi le razze più strane i vestiti più assurdi le scarpe più colorate e in questo grande disordine culturale c'è un ordine (almeno apparente) ben preciso: tutto fila tutto è perfetto pulito pensato ponderato soppesato meditato e ragionato con cura in ogni suo particolare. insomma dal gran caos ne esce una macchina lavorativa ineccepibile e senza intoppi. io a new york ci farei la barista l'operaia la baby sitter la dog sitter la musicista o la barbona chi se ne frega, ma ti sembra quasi che ci sia un'oppurtunità per tutti, una anche per te. credo che alla fine l'america ti coccoli e chi se ne frega se lo fa solo per business, l'importante è che lo faccia abitutati come siamo a prendere un toast al bar con la cassiera che ci guarda male e la barista che ci guarda storto. se dovessi ripensare a quei due giorni a new york me la rivedo in bianco e nero una città d'altri tempi educata e forse tramortita dalle batoste ma fiera bella e impassibile coi colori dentro racchiusi in ogni bar ristorante negozio albergo bistrò ma determinata fuori come solo il bianco e il nero sanno essere.
(segue los angeles, maybe)
a venice ho comprato un paio di occhiali stile elvis a cinque dollari. poco, pochissimo. qui costa tutto troppo persino dai marocchini e dai cinesi. sono tornata da 24 ore. e un pezzo di cuore è rimasto in america tra la quinta e la broadway, tra coldwater e lauren canyon, tra le montagne rocciose viste dall'aereo e quella sediolina nella sala d'attesa del LAX dove ho potuto osservare capire comprendere amare questa terra. non si può non amare l'america. gli occhi buoni dei negri che ti ci perdi dentro quegli sguardi. la bellezza delle portoricane e delle messicane. l'ingenuità degli indigeni. i grattacieli che t'avvicinano a dio che gli sfiori quasi la barba. non si può non amare una terra che per sette dollari, dico sette non settemilioni, ti fa fare un giro tra le galassie seduto comodamente in poltrona con le stelle che ti si avvicinano e ti risucchiano e la sensazione di vuoto nello stomaco e la consapevolezza che tutto quello che passi giorno per giorno (il vicino che batte al muro alle sei del mattino, la scorrettezza di un sorpasso azzardato, l'astuzia becera di chi ti vuole fregare il fidanzato, il lavoro o peggio l'energia) diventa un granellino di sabbia in una distesa infinita. non puoi non amare questa gente che ti sorride sempre e ti chiede come stai e tu che ti senti piccolo e indifeso sembra che con quel sorriso riesci persino ad essere più forte e a far parte di qualcosa. come qui che ti senti parte ma parte di un nulla. loro sono così. impeccabili sul lavoro che non sgarrano di un secondo ma informali. li vedi in ciabatte e calzini, in scarpe antiche che da noi non le portano neanche quelli del terzo mondo, con jeans corti lunghi strappati ricuciti con orli fatti a mano, con pantaloni troppo larghi o troppo lunghi, con calze spaiate, colori abbinati alla bell'e meglio, camicie a quadretti su t shirts a strisce, se ne fregano loro. sanno il fatto loro e malgrado sia la terra dell'apparenza, gli americani nel loro intimo poco ci tengono all'apparenza. creano soldi. li realizzano anche dove non punteresti mezzo dollaro. utilizzano strutture obsolete per raggranellare dollari, milioni di dollari, e allora ti ritrovi negli universal studios, che con l'era del digitale non viene più utilizzato per le grandi produzioni, e sei lì seduto su un trenino a vedere il set dei film di john wayne o il set dello squalo e ti sembra di esser tornato a casa perchè tutto ti è così familiare e vicino che lo squalo quasi gli daresti un bacio. non puoi non amare questa terra che si è rialzata dopo "quella" catastrofe e continua ad andare avanti sputazzata da tutto il mondo persino da un'italia che nel mondo conta less than zero. e su quel ground zero ci stanno ricostruendo la vita senza mai dimenticare il senso di appartenenza senza dimenticare i morti ma sempre con lo sguardo in avanti, verso il futuro quel futuro che per sette dollari puoi toccare con mano dentro il griffith observatory. per il resto tutto è stato scritto meglio di me sull'america, tutto è stato detto, quello che mi rimane lo porto nel cuore negli occhi nei miei occhialetti da cinque dollars e nella speranza di ritornarci ma stavolta per sempre.
qui e' tutto grande che mi sento piccola fincanco io. scrivo su tastiera senza accenti. di corsa perche' costa tutto e per stare al pc ho dovuto prendere gia' tre caffe'. e non e' vero che i caffe' americani sono leggeri. tutt'altro. in due giorni tra volo e altro ho dormito cinque ore. fa un freddo cane. oggi e' san patrick. sto con gli orari italiani dentro e ho evacuato alle nove ora locale che in italia son le due circa. ho l'orologio all'intestino che e' piu' perfetto di me, il che e' tutto dire. avrei tante cose da dire, ma sono ancora sotto shock. dalla finestra i grattacieli. ieri mi uscivano le lacrime. mi sento come quei giapponesi che fotografano tutto, stamattina volevo fotografare anche la moquette dell'albergo. ma quello che rimane impresso negli occhi, nessuna foto puo' renderlo. voglio vedere ground zero e la statua, faro' la figura dei burini ma per me la statua della liberta' e' NY. forse nella vita passata ero un emigrante, o forse sara' il retaggio di tanti film. chissa' dov'e' qui central park. mi sembra tutto uguale, ma se guardi bene ogni cosa e' diversa dall'altra. ho una marea di emozioni. e domani a los angeles. torno a roma e posso morire beata. un bacio ad una ex niuorchese "doc" e a scri', stefania, fabiana, loredana la "tigre" se legge e tutti gli altri che mi scordo di ricoardare. ora bevo un'altra sorsata di nero bollente. ieri ero con la bronchite e ho preso latte e miele da starbuck e con quella tazza di plastica in mano mi son detta "eccomi nella grande america!!!". kiss
neve limpida
passerella di silenzio
e di bellezza. yuko
la cosa affascinante è che sei per strada e pensi che essendo marzo l'estate sia alle porte. che la primavera coi mandorli in fiore già in festa in città sia dietro l'angolo. che il sole limpido coperto da mesi da un mantello scuro di nuvole stia ormai per esplodere in tutto il suo calore. la cosa affascinante è che pensi di essere ormai alla fine di lunghissima galleria scura chiamata inverno. e invece poi scopri che a cento chilometri da roma, dico cento chilometri mica tremila, scopri un altro mondo come aprissi delle scatole cinesi e ti ritrovi lì dentro imbambolato con le tue scarpette da city e la felpetta leggera, i jeans da battaglia troppo lunghi che si riempiono d'acqua e le mani gelate perchè è un sacrilegio rimanere a guardare tanta meraviglia dalla macchina e non scendere su quel manto soffice e silenzioso e pulito e lindo e ancora vergine e puro e mai calcato.
in un momento dimentichi la città, scordi che da lì a poche ore devi tornare ai tuoi doveri di luna in vergine responsabile, non pensi più alle cose negative nè alla pioggia che t'ha accompagnato per tutto il viaggio, pensi al passato e ti si gela nella testa e rimane così cristallizzato come fosse nella caverna di un ghiacciaio e ti godi la tua parentesi di poche ore come se stessi sospeso sopra una nuvola di zucchero filato coperto da un cielo bianco e sereno camminando protetto dalla mano amica di qualcuno che non conosci.
ti senti dio per un momento.
certo a volte sarei più felice se dio si sentisse me. però non si può pretender tutto.

una figata pazzesca: accendere l'airport e navigare appesi alla connessione di qualcun altro e sentirsi liberi da fili, cavi, pennette, prese, scart insomma potersi alzare dalla sedia che fa venire il culo a righe e girare in lungo e largo la casa cercando ovviamente di non inciampare, maldestra me. mi sento come quei bambini che rubano la marmellata o combinano qualche danno e lo fanno lo stesso fregandosene delle conseguenze chè a volte quanto più c'è il pericolo tanto più son affascinanti le cose. questo è un post senza senso. senza messaggi subliminali nè sublinguali come le pasticche che prendo per i dolori mestruali. è un post per la tatangelo che ignominiosamente paga il suo esser la donna di cantando che accarezza il suo amico come un gatto mentre jovanotti può esser osannato perchè egli, l'artista, è stato raccolto come un gatto. è un post contro tutti gli stronzi che non vedono al di là del proprio naso anche se lungo, grosso o rifatto. vorrei incontrarli gli stronzi e pestarli come tante merdacce, santo fantozzi. è un post contro le elezioni, tanto cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia mai. bisogna guardare avanti, fare le valigie per chi può o farle mentali per chi resta, guardare lontano e non al singolo particolare. spaziare col cervello, senza perdere la bussola, ma rimanere vigili vigili vigili. incrociare la rotta di uno sguardo e seguirlo per sempre o solo per un giorno. carpire i segnali. cambiarsi la pelle come i serpenti e rinnovarsi spesso se si può. è un post stronzo se vogliamo o solo senza senso. un post nato solo perchè qui la linea wireless è gratuita. è un post uggioso e finto allegro perchè anche se sorrido dentro la tempesta è sempre in agguato e non m'accontento mai, non m'accontento mai. è un post di prese di posizioni. una su tutte quella che voglio la primavera, maledettabenedetta. voglio il sole caldo sulla faccia e sulle braccia che da troppo tempo son coperte. voglio l'arietta frizzante e le serate lunghe, le nottate bollenti, il mare che comincia a portarci un po' di tepore se riesce ad attraversare le barriere dei palazzi in costruzione. questo è un post senza insulti e senza recriminazioni, pensa un po'. è un post per brindare a dei chiarimenti fatti e a certi silenzi che ci avrei messo la mano e pure altro sul fuoco. è un post quasi maturo, aspettando che un soffio di vento benigno faccia cascare la mela dal mio albero interiore. mi piace il progresso, ringrazio qualche anima pia che gentilmente mi sta offrendo la linea a sue spese. io, d'altro canto, offro tutti giorni la mia energia a spese mie. mi sembra che al cambio ci abbia guadagnato tu. no?